Snam ha inoltrato una richiesta di proroga per l’Autorizzazione unica relativa alla permanenza del rigassificatore Italis Lng (ex Golar Tundra) nel porto di Piombino (Livorno). Tale richiesta è stata presentata alla fine del 2025 agli enti competenti, mentre l’autorizzazione attualmente in vigore scadrà nel luglio del 2026.
Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica è al lavoro per trovare una soluzione per il futuro del rigassificatore galleggiante ormeggiato a Piombino dal luglio 2023.
Attualmente non è stato individuato alcun sito alternativo, come previsto dall’intesa. La soluzione di Vado Ligure, sostenuta dalla precedente amministrazione regionale e per la quale era stato raggiunto un accordo preliminare, non è più praticabile, così come l’ipotesi Gioia Tauro. Pertanto, mantenere la nave a Piombino appare al momento l’opzione più concreta, sebbene la proposta di proroga abbia riacceso le tensioni politiche.
La Regione Toscana, guidata da Eugenio Giani, rieletto a ottobre per il secondo mandato, si oppone decisamente. “L’ho già ribadito in diverse occasioni: sono contrario a una proroga”, ha dichiarato il rappresentante del Pd, che ricopre anche il ruolo di commissario governativo per il rigassificatore.
Giani ha evidenziato come Snam abbia “richiesto di acquisire documenti per formalizzare in modo tecnico-scientifico” la sua richiesta di proroga. Ha inoltre affermato che la Regione si opporrebbe “sicuramente” se venisse convocata una conferenza dei servizi per riesaminare l’autorizzazione. “Sono convinto, e lo comunicherò in modo pacato e sereno al ministro Pichetto Fratin – ha concluso – che la Toscana ha già dato. È necessario che la banchina del porto di Piombino venga destinata alla reindustrializzazione, per il polo siderurgico, pertanto il governo deve considerare un altro sito.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, sempre contrario all’infrastruttura. “Non possiamo nascondere la nostra opposizione, soprattutto perché il rispetto dei termini stabiliti era per noi un punto cruciale e un impegno che il territorio ha accettato forzatamente, sperando in una soluzione temporanea di tre anni”, ha dichiarato. Piombino ha accolto un’infrastruttura impattante in virtù di un termine certo, e ora quel presupposto rischia di venire meno, un aspetto che non possiamo accettare con leggerezza. Ci confronteremo con il Governo e con la Regione e, se si prospettasse una permanenza oltre i termini stabiliti, pretenderemo il pieno rispetto di tutte le autorizzazioni previste dalla legge, oltre a garanzie concrete e verificabili in merito alla sicurezza e alla tutela ambientale.